Ralph Lauren: una storia tutta americana

Ci sono designer e brand che catturano l’immaginazione di una singola generazione, la vestono, le danno personalità, stile unico e così facendo rimangono fedeli ad un preciso momento storico.

Poi c’è Ralph Lauren, che con il suo marchio, dal 1967 dà voce ad uno stile autentico, di ispirazione americana, con un delicato sguardo alla tradizione nativa e sportiva, unita a tagli sartoriali e manifatture nobili (Purple Label, la linea più ricercata, è per gran parte Made in Italy); e lo ha sempre fatto in maniera consistente, senza rinnegarsi o cambiando radicalmente, conquistando trasversalmente consumatori di tutte le età, in ogni angolo del pianeta.

Polo Ralph Lauren – Canada Collection


Tuttavia Ralph Lauren non è solo un brand: ancor prima viene la persona, l’artefice di questa storia di successo, il dandy moderno dal bianco sorriso sornione che presenzia costantemente ad ogni appuntamento dell’haute société americana, acclamato per lo stile eccentrico che non risulta eccessivo, e l’instancabile voglia di scherzare.

Style is very personal. It has nothing to do with fashion. Fashion is over quickly. Style is forever.


Lo stilista, il cui vero nome è Ralph Lifschitz è nato a New York nel 1939. Dopo gli studi di business e una rapida esperienza nell’esercito (che ha fortemente segnato il design delle sue line di prodotti), ha incominciato a lavorare presso Brooks Brothers, leggendaria maison d’eleganza americana, che all’epoca rappresentava l’uniforme dei top manager del Nuovo Continente. Nel 1967, con un prestito iniziale di 30000$, ha iniziato la sua avventura imprenditoriale, scalando le classifiche di vendita del fashion system nel giro di qualche decennio, creando un suo stile unico ed inconfondibile, spesso imitato, ma mai eguagliato.

Gli anni Ottanta americani vedono il diffondersi del marchio su ampia scala, anche grazie alla nascita del movimento Lo-Life (“Lo” da Lauren): la cultura afroamericana e gli esponenti più in vista del genere hip hop adottarono i capi RL come uniforme urbana, dissacrando l’aura preppy  e d’ispirazione Ivy League che fino ad allora sembrava disegnata solo per i bianchi d’America, rendendo il brand immune da displacement ideologici.

Il fondatore del movimento “Lo Life” Thirstin Howl the 3rd e suo figlio Jesus DeJesus.


In Europa, il marchio ha sempre conservato un’allure elegante, ideale in contesti business casual, ma anche più rilassati; ancora oggi, l’ampia gamma di prodotti consente una completa customer satisfaction, qualsiasi sia il desiderio del cliente.

Tra i capi più iconici del brand, vanno ricordati:

Teddy Bear

Kanye West indossa il classico Polo Bear sweater durante un concerto a Park City (2004).


Nato come peluche, l’orsacchiotto di Ralph Lauren fu prodotto dapprima in collaborazione con Richard Steiff’s Company in tiratura limitata, per poi diventare grafica stampata o ricamata su t-shirts, camicie, giacche in denim, maglieria e accessori. Ogni anno, un diverso outfit del Polo Bear viene proposto – e inevitabilmente finisce sold-out, visto il valore collezionistico che ormai questo design ha assunto stagione dopo stagione.

 

Polo Shirt

Leonardo DiCaprio indossa una polo Ralph Lauren nel film “The Wolf of Wall Street” (2013).


Un vero signature piece, la polo shirt con il leggendario logo del giocatore di polo intento a sferrare un colpo decisivo, nasce nel 1972 e trasforma Ralph Lauren in un’azienda globale: non si può dire che Ralph abbia inventato questo modello in sè, ma sicuramente nessuno ha saputo eguagliarne il successo negli anni.

 

Uniformi americane dei Giochi Olimpici

Team Olimpico USA – 2014).


Celebri design si sono susseguiti di edizione in edizione, tutti all’insegna del Made in America, fiera etichetta che non può mancare in sede di rappresenzanza sportiva. I capi, realizzati in capsule collection dai numeri ridotti, spesso rimangono una prerogativa del mercato americano, rendendo così molto difficile l’accesso a questi pezzi per gli estimatori asiatici ed europei.


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