Moschino: caos di un’originalità provocatoria

Mentre il mondo si prepara a vivere i mitici anni ’80 un irriverente Franco Moschino inizia a cavalcare l’onda di un’originalità ribelle con collezioni simbolo di una vivacità provocatoria in cui il brutto diventa bello e l’irrispettoso si trasforma in banale normalità. È il momento che la moda inizi a giocare la sua partita per convertire ogni convenzione perché se il capo che hai usato l’anno scorso ancora ti piace, allora lo userai anche quest’anno e l’anno dopo ancora.
Moschino: caos di un’originalità provocatoria

Quando nel 1983 si pensava al mondo della moda, riusciva semplice attribuire a questo settore un grande valore comunicativo e sociale piuttosto che un semplice sistema produttivo-commerciale di beni materiali: la moda era molto altro e Franco Moschino, con la sua creatività innovativa, voleva esserne la prova.

Sono gli anni degli eccessi e delle stravaganze espressi nei mix cromatici dal gusto certamente particolare dei colori accesi abbinati alle stampe e mentre i fuseaux con scaldamuscoli sembravano essere stati eletti espressione di uno stile di vita frenetico e attento alla cura del proprio corpo, l’altra faccia della medaglia presentava l’ostentazione di un lusso sfrenato simbolo, invece, di una corsa al successo dove a fare da protagonista era proprio quel power dressing con giacche oversize e spalline dall’animo serioso tipiche di una donna ormai in carriera.

Una moda esagerata, rock, punk in contrasto con le regole di una tradizione rivisitata in chiave più fiera, eppure qualunque fosse la scelta certamente quegli abiti avevano bisogno di essere sfoggiati con una certa sicurezza.

Sull’onda di un’originalità ribelle, le collezioni firmate Moschino diventavano sempre più espressione di una vivacità provocatoria frutto di una creatività libera da ciascuno schema e sempre devota ad una moda che della stravaganza ha fatto il suo segno distintivo.

Nel pensiero Moschino, ribellione e irriverenza viaggiavano sullo stesso binario ed è proprio da questa convinzione che iniziava a prendere forma un linguaggio dall’istinto sfrontato: il brutto diventava bello mentre l’irrispettoso diventava normalità. In fondo se non puoi essere elegante, sii almeno stravagante.

Con Franco Moschino il mondo della moda cominciava a scherzare in un gioco capace di sovvertire ogni convenzione, dalle collezioni alle pubblicità, riuscendo a bandire ciascuna impostazione perché se il capo che hai usato l’anno scorso ancora ti piace, allora lo userai anche quest’anno e l’anno dopo ancora.

Ispirandosi ad una creatività firmata Jean- Paul Gautier, Franco lanciava in scena collezioni che parlavano il linguaggio della contestazione in un’ironia capace di stuzzicare gli ideali di una società concentrata solo sull’immagine. Rivisitava l’eleganza firmata Chanel con tailleur i cui bottoni erano stati sostituiti da amabili girasoli, gonne fatte di cravatte e giacche con stampa a uovo fritto sulle tasche, top con seno trompe-l’oeil e grintosi giubbini da gran sera in perfetto stile torero. Come sempre, le parole si rivelavano una perfetta arma di denuncia ed è così che nascevano gli abiti con motto No stress, No dress e le t-shirt logate Moschifo.

Ma perché porsi dei limiti quando il brand Moschino poteva avere molto di più? Ecco che prendevano forma le seconde linee Cheap & Chic, Moschino Jeans e collezioni di lingerie, costumi, accessori e profumi. I punti vendita si trasformavano in enormi bazaar con vetrine a tema dove poter trovare davvero di tutto, le sfilate diventavano veri e propri momenti di spettacolo mentre le pubblicità si facevano sempre più sfrontate.

Nel 1994, un arresto cardiaco poneva fine al kaos di una creatività che mai vestì i panni dello stilista ma sempre quelli di un pittore decoratore, eppure la forza di quella confusione faceva sì che quel messaggio rimanesse ben impresso in un immaginario collettivo immune al trascorrere del tempo.

Quella visione totalmente dissacrante della realtà ha rivisto finalmente la luce quando nel 2013 la follia dell’americano Jeremy Scott firma la prima passerella per Moschino come nuovo direttore creativo del brand. È arrivato il momento che l’anticonformismo firmato Moschino torni a prendersi gioco di tutto, moda compresa ed è così che la donna passa dalla perfetta Barbie girl tutta in rosa ad una stilosa fast lover di happy meal McDonald’s, da amante di cartoons a istintiva portavoce di una moda anni 80 a scarabocchio, mentre i profumi diventano spruzzini di detersivi Eau de Toilette.

Certamente la maison Moschino può tirare un sospiro di sollievo perché nonostante il trascorrere del tempo il brand sa ancora come far parlare di lui, nel bene o nel male quel caos d’originalità provocatoria è davvero in buone mani.


MOSCHINO FUN FACTS – #SAPEVICHE

 

Sapevi che Franco Moschino amava invitare la stampa in occasione delle sue sfilate con save the date che imitavano le forme di una mutanda?

Sapevi che nel 1988 Franco Moschino presentò le prime pellicce ecologiche con la collezione Fur for Fun?

Sapevi che durante le sue sfilate Franco Moschino era solito interrompere lo show con atti di denuncia contro il fashion system? Ne è un esempio la catwalk “Couture” del 1989 dove, interrotta la passerella, Moschino lanciò il Fashion Blitz, un video nel quale lo stilista spiegava perché il mondo della moda avrebbe dovuto rinunciare per sempre alle tradizionali sfilate.