Giovani per sempre: the streetwear effect

Definire un qualcosa il cui significato più immediato è “abbigliamento di strada” è molto più complicato del previsto. Tutto è streetwear: il caleidoscopio di stili che identifichiamo tra i pedoni per la città, i trend che vanno e vengono tra gli influencer sui social media e pure quei pantaloni che tre anni fa abbiamo cercato dovunque ed ora rimangono perfettamente nascosti al fondo dell’armadio come a comporre un a natura morta di Caravaggio.

È superficiale considerare lo streetwear una semplice fotografia di cosa le persone in giro per il mondo stiano indossando per strada tutti i giorni. Lo streetwear è a tutti gli effetti una sfaccettatura del fashion, che affonda le proprie origini nelle sottoculture urbane degli anni ’80 e nella scena musicale dello stesso decennio e di quello successivo. Oltre ad essere un movimento culturale in crescita, costituisce anche una nicchia di mercato, che sta ottenendo un riconoscimento continuo, con vendite in costante aumento ed influenze profonde nel mondo dell’alta moda.

«It ‘a multi-faceted lifestyle, son of different subcultures, based on T-shirt and a feeling of exclusivity.»

Shawn Stussy


 
Un po’ di storia…

La prima ondata di Streetwear nasce ufficialmente negli anni ‘80, quando alcuni brand legati alla scena skate di Los Angeles, stampando rip-off dei loghi classici dell’alta moda crearono serie molto limitate di t-shirt che, con un influencer marketing ante litteram, finirono indossate da cerchie ristrette di cool people.

Stussy e Chanel: trova le differenze!


È il caso di Stussy, che con la sua International Tribe, un collettivo di menti creative sparse per tutto il mondo, contribuì a diffondere un senso di esclusività, garantendo inizialmente accesso ai propri capi solo su diretta conoscenza del cliente. Non tardò a farsi sentire la risposta della east coast americana: nel 1994 aprono i battenti di Supreme a New York, uno skate brand diventato icona per la sua esclusività, oggi oggetto di collezionismo estremo, i cui prodotti – offerti ogni giovedì alle 12:00 in serie molto limitate – finiscono sempre sold out, contribuendo a creare un’aura misteriosa attorno a questo marchio. Le contaminazioni tra streetwear ed alta moda iniziano fin da subito: grazie alla musica hip hop, nel giro di pochi anni in America si passa dalla corrente “Lo Life” (Ralph Lauren diventa uno status symbol anche nelle strade) ai celebri bomber custom che Dapper Dan crea nei sobborghi dì Brooklyn con stampe Gucci o Vuitton più o meno legali.

Design originale di Dapper Dan, 1980 (sinistra) e Gucci by Alessandro Michele – Cruise Collection (2018), chiaro omaggio al sarto di Brooklyn (destra)!


Sempre seguendo il suono, che si fa via via più elettronico e pop, lo streetwear sbarca a Tokyo, dove interi quartieri sono ora meta di pellegrinaggio per chi cerca i capi più rari e ricercati. Qui nasce Bape, brand celebre per le stampe camo ed i costanti riferimenti alla pop culture cinematografica. Dall’Oriente all’Europa, negli anni 2000 anche Londra, Parigi e Milano diventano punti di riferimento per il movimento, ogni città con la sua personalità e le sue influenze: tutto si trasforma in streetwear laddove più culture si incontrano.

 

To be continued

L’evoluzione dello streetwear è costante ed instancabile. Negli ultimi dieci anni l’alta moda ha scoperto lo streetwear ed ha rubato forme e volumi che difficilmente si sarebbero visti sfilare sulle passerelle in precedenza: jeans o distressed, felpe oversized, grafiche colorate, tutto ormai è ispirato dalla strada. La contaminazione è diffusa ed accettata ed ha spianato la strada a brand come Dsquared2 che uniscono lusso e urban style in ogni collezione.

Kanye West, icona di stile, ha aperto il vaso di Pandora dello streetwear. Qui, in total look Margiela (sin), Givenchy sul palco (ds) e la sua collaborazione con Louis Vuitton (down).


La vera novità sono le collaborazioni, un concetto tipicamente streetwear che ha saputo traslarsi anche in passerella: nasce così negli anni duemila la colab tra Kanye West e Louis Vuitton, con sneakers di lusso, e poi Givenchy e Margiela, che disegnano abiti per il tour internazionale di Watch The Throne. Il picco storico si raggiunge nella collezione uomo autunno inverno 2017 dove Louis Vuitton sfila con accessori ed abbigliamento disegnati insieme a Supreme, un caso senza precedenti (che ha portato Supreme alla fama internazionale, con una valutazione del brand di circa 1 miliardo di dollari). Sempre la maison francese ha accolto come direttore creativo per l’uomo, Virgil Abloh, designer autodidatta passato da stampare tshirt per gli amici in garage alla guida di un colosso internazionale.

Louis Vuitton Fall/Winter 2017 (sinistra), KITH & Versace Spring/Summer 2019 (destra).


L’ultima grande firma a “sporcarsi” di strada è Versace, che in occasione della NYFW appena passata, ha presentato una collezione in collaborazione con KITH, storico brand underground newyorkese: grafiche barocche, sneakers e un’atmosfera gotica che hanno generato un hype altissimo tra i millenials fan dei due brand.

Oggi però alcuni brand storici d’alta moda cercano di ripulirsi dalle influenze urban, altri invece stanno iniziando proprio ora ad aprirsi ed accogliere giovani designer con background più street e meno scolastici. È complicato predire il futuro dello streetwear, tutto cambia molto rapidamente e il prossimo trend potrebbe originarsi dovunque: keep your eyes open!


Get the look: UPTOWN PUNK
  

Nouveau punk: pantaloni a vita alta con piega, da tenere morbidi su stivaletti neri Melissa Crew; il tutto complementato dalla grafica ribele di Dsquared2, una certezza quando si tratta di fare casino!